Vertebrae

An Introspective Animation Series

Un percorso introspettivo alla ricerca di sé stessi e di ciò che ci definisce. Una serie di cortometraggi sperimentali nati dalla necessità di esplorare temi universali come l’amore, l’identità e la spiritualità attraverso un linguaggio visivo fortemente personale e simbolico.

Vertebrae Lomborum – topografie interiori

“Guido fuori dal paradiso verso la zona industriale e la mia salvezza.” 

Vertebrae Lomborum è quasi un diario visivo schizzato su carta. Il viaggio in auto diventa metafora di una navigazione interiore per evitare di sentirsi perduti, dove la strada non ha geografie ma segue un paesaggio fatto di carne, ricordi e visioni.

“Highly symbolic, imbuing every frame with deep meaning… the hand-drawn animation brings a visual and narrative uniqueness that is bound to captivate audiences.”

    – Short Films Matters

Vertebrae Lomborum – un’architettura del desiderio

“Voglio essere bestia e vegetale, donna e albero, architettura e fiume.”

Mentre Vertebrae Lomborum esplorava l’isolamento, Vertebrae Sacrum celebra la contaminazione. Il corpo amato non è più solo un oggetto esterno, ma un meridiano lungo il quale perdersi per ritrovarsi, trasformando l’atto di osservare in un rito sacro e trascendente.

Vertebrae Axis – il vortice del mutamento

“È il vortice che dà un senso di equilibrio talvolta, anziché una bonaccia.”

Vertebrae Axis esplora la necessità incessante del cambiamento. Il corto si apre con la dissoluzione dei confini tra sé e il mondo, proiettandosi in una dimensione dove l’identità non è un punto fermo, ma una danza di lineamenti in continua deformazione.

“Wow, what a journey. Love the use of the eyes/face as a device to dive into the story. The mix of spatial morphing elements and fluid camera work kept me waiting for the unexpected.”

    – BUCK

Vertebrae Atlas – il sostegno dell’universo

“Era le vertebre che sostenevano, luci che penetrano il costato.”

In Vertebrae Atlas, la ricerca dell’identità si completa nell’incontro con una figura mitica e universale. Ispirato dalla modella e musa Johara, questo corto trasforma il corpo femminile in un’entità ancestrale: non più solo un corpo, ma il fondamento su cui poggia la realtà stessa, un “punto di fuga” che diventa “frontiera emotiva”.